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Come realizzare uno spettacolo

Realizzare lo spettacolo. “Il Fuoco della Terra” è l’occasione per una riflessione: fare una reading su un palco non è diverso dal comunicare sul web. Si prepara l’elemento verbale, si studia quello visivo, si pensa al pubblico.

 

Lavorare nel campo della comunicazione non significa semplicemente stare dietro ciò che si visualizza su uno schermo o un foglio. A ben vedere, non è mai stato solamente quello.
Capita anche (spesso) di avere l’occasione di passare a qualcosa di più concreto, di agire sul momento, di pensare a spettacoli ed eventi e doverli poi mettere in scena. Realizzare uno spettacolo.

Il concepimento de Il Fuoco della Terra dedicato all’artista Annunziata Scipione dà l’occasione di portare avanti una veloce analisi di come questo genere di evento venga realizzato.

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Spoiler: come qualsiasi altro prodotto mediale.

Anzitutto, un po’ di contesto

Per capire per bene di cosa parliamo, non possiamo evitare di dare almeno qualche elemento di contorno.

Pittrice e scultrice, Annunziata Scipione è stata uno dei nomi più importanti del panorama naïf italiano. Particolarmente attiva tra gli anni Settanta e Ottanta, le sue opere sono state fortemente influenzate dall’estrazione contadina e dalla quotidianità bucolica in cui è vissuta. Abruzzese e teramana (nata a Tossicia), ha partecipato a sette edizioni del Premio Nazionale dei Naïfs di Luzzara, venendo premiata in quella del 1977-1978.

Abbiamo avuto il piacere di pensare, organizzare e realizzare uno spettacolo dedicato alla sua figura, che ha preso il nome de Il Fuoco della Terra e la forma di una reading.

Apparentemente semplice, ma… vediamo.

Sul palco

Se una reading è -letteralmente- una lettura, significa anzitutto che dietro c’è un’opera di scrittura.
Questo è quello che potremmo definire “l’elemento verbale” che, nella fattispecie della performance, diventa elemento vocale.
Per Il Fuoco della Terra, sul palco gli elementi vocali sono tre: narrazione, interpretazione, canzone, ad alternarsi in scena.

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La voce narrante è la componente in terza persona della scena, oggettiva. È quella che mantenendo un punto di vista esterno articola in maniera chiara la vita dell’artista e le fasi della sua produzione. Dà la spiegazione tecnica, di fondamentale importanza, e soprattutto mette in chiaro i contesti (storici, sociali, personali) in cui si inquadrano le opere.

L’interpretazione è l’elemento che ad Annunziata Scipione dà la voce, mettendone in scena il punto di vista soggettivo, ricalcando l’idea di una testimonianza diretta. Dà la connotazone più personale alla messa in scena, è l’aspetto che conferisce immersività al racconto della sua figura. Mette sul palco la donna, l’artista, la persona. 

Queste due parti non dialogano, non direttamente almeno, piuttosto si fanno l’una da contraltare dell’altra.
Due anime di uno stesso racconto, che si intrecciano a comporre una rappresentazione a tutto tondo del tema principale.

Al centro, tanto figurativamente quanto fisicamente, c’è la voce del cantato a fare da raccordo, tanto commento sonoro quanto scansione dei momenti della narrazione. Garantisce una transizione lineare e fruibile, proponendo una significatività marcata, ma che sia godibile e leggera al pubblico.

Abbiamo quindi tre presenze fisiche: il narratore, l’interprete e il cantante.
Concettualmente parlando, il narratore è il fulcro dello spettacolo, il nucleo. Un nucleo attorno a cui però gli altri elementi sono disposti senza assumere gerarchia: in termini di importanza scenica è tutto ugualmente significativo. Nel realizzare uno spettacolo simile, i vari elementi vanno pensati come un’amalgama complessa, un equilibrio che sul pubblico abbia un duplice effetto: rendere la reading scorrevole e mantenere alta l’attenzione.

Per ottenere questi effetti, c’è anche qualcos’altro che occorre saper sfruttare.

Anche l’occhio vuole la sua parte

Trattandosi di pittura e scultura, lo spettacolo non potrebbe mai prescindere dalla presenza di un elemento visivo, fondamentale.
Sullo schermo la proiezione delle opere d’arte si accompagna ai momenti della narrazione, aiutando a scandirne le varie fasi: il racconto diventa più incisivo, la spiegazione innegabilmente più chiara.

Le opere più significative o esemplificative possono essere così analizzate anche da un punto di vista tecnico, oltre che tematico. Si raccontano le diverse fasi della produzione artistica e vengono messi in luce anche gli aspetti apparentemente meno accessibili al pubblico, quelli che lo spettatore medio non avrebbe mai potuto intuire da solo.

In questo è fondamentale una buona regia.
Uno spettacolo non è esattamente come una proiezione PowerPoint, non basta semplicemente mettere in fila una galleria di foto e cliccare avanti. Le immagini devono comporre lo stesso racconto che porta avanti la narrazione vocale, senza prendersi tutta la scena ma anche senza rimanere un blando sfondo riempitivo.
Anche qui, equilibrio.

Altro aspetto da non sottovalutare: le immagini devono dare movimento alla scena.
I lettori sono fermi, dato che non è una piece teatrale, mentre i musicisti non hanno possibilità di muoversi, oltre che motivo. Il giusto dinamismo può essere dato solo dalla proiezione di immagini, su cui è necessario fare panoramiche, zoom e dettagli nell’esatto momento scandito dall’elemento vocale. Il tutto in diretta, live, davanti ad un pubblico che non va di certo confuso con errori di scarsa sincronia.

Già, il pubblico…

Pensare al pubblico

Lo ripetiamo: realizzare uno spettacolo vuol dire comunicare.
Nonostante oggi la parola “comunicazione” ci porti istintivamente a pensare agli schermi di pc e smartphone, quella del palco è una delle forme più antiche e pure, di comunicazione. E quindi occorre farla bene.

Da una parte, bisogna pensare all’argomento: qui vuol dire rendere giustizia all’arte e all’artista, renderne chiara l’importanza, definire i contesti e poi inserirvi i contenuti. Senza mai dire inesattezze.
Dall’altra, bisogna pensare a che tipo di pubblico si ha davanti: a cosa è interessato, cosa può cogliere la sua attenzione, e poi da questo come arricchirlo con il vero fulcro dello spettacolo, col suo messaggio più sottile.
Catturare l’attenzione, creare il legame, elevare il discorso.

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Ribadire (o far scoprire) l’importanza di Annunziata Scipione passa sicuramente da una sottolineatura delle tematiche bucoliche e rurali delle sue opere. Dal legame profondo con l’Abruzzo e i suoi ritmi di vita, a quella concretezza del passato che allo spettatore contemporaneo appaiono un idillio di tradizione e genuinità.
Bisogna poi leggere queste rappresentazioni, apparentemente immediate ed accessibili, in una chiave tecnica e stilistica più “alta”, facendo venir fuori tutta l’importanza dell’artista, la sua visione, la complessità del suo spirito.
In questo modo si offre al pubblico il “valore in più”, lo si porta alla scoperta di un nuovo aspetto, a valutare una prospettiva nuova. Lo si accompagna a ciò che non sapeva esserci.

Sul palco come sullo schermo

Tutto questo dovrebbe dare un’idea di come un professionista della comunicazione pensa e realizza uno spettacolo, anche il più semplice.
In effetti, con principi non troppo dissimili da quelli utilizzati per un post su Facebook, una locandina da appendere in strada, un video da far girare sui social o una campagna di sponsorizzazioni.

Si gioca sugli elementi a disposizione: quelli verbali, visivi e sonori.
La parola chiave, ancora una volta, è equilibrio.
In modo che tutto sia perfettamente riempito, ma calibrato, senza esagerare: ciò che è di sfondo deve essere funzionale ma mai passivo, ciò che invece è principale deve essere esaltato ma mai ostentato.

Una volta che sono ben chiari gli argomenti da portare in scena e i mezzi con cui farlo, bisogna poi mettere a punto tutto in funzione del pubblico. La cosa difficile? Rivolgersi allo spettatore senza esserne succube, curarsi della sua esperienza senza mai dimenticare chi è che tiene in mano le redini della comunicazione: chi la propone.

Man mano che si mettono insieme tutti gli elementi, viene fuori come realizzare uno spettacolo richiede che questo sia orchestrato alla perfezione. Tanto nell’implementazione quanto nella semplice analisi.
Certo, l’esperienza aiuta, ma non basta: alla base ci devono essere uno studio attento, una preparazione segmentata e strategica, una buona dose di sensibilità e tanta attenzione.

Probabilmente, lo spettacolo perfettamente realizzato non esiste. È il bello della diretta.
Però, godendoci una qualsiasi performance, proviamo a farci caso: in teatro, ad un concerto, in uno studio televisivo, sul palco di un’iniziativa in città, ma anche durante mostre, conferenze, convention e quant’altro.
Quali elementi vengono utilizzati? Come sono amalgamati? Che funzione hanno ciascuno? Quale obiettivo provano a raggiungere? Ci riescono?
Perché quel faretto è lì? A cosa serve questa canzone, anche se non mi piace?

È la comunicazione.
Ce l’abbiamo davanti agli occhi da sempre.

Qualche altro punto di vista:

Come creare uno spettacolo – Nonsolocultura
Esiste un metodo giusto per costruire uno spettacolo? – Diverteatro
Come realizzare uno spettacolo teatrale – Blog Metooo

Qualcosa in più su Annunziata Scipione:

Annunziata Scipione: fuoco naïf – Fuorimagazine
Annunziata Scipione, la pittrice naïf “erede” di Antonio Ligabue – Finestre sull’Arte
I colori della memoria, l’arte di Annunziata Scipione – Semi Sotto la Terra

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